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in Provincia di Arezzo
Itinerari Vasariani

 Giorgio Vasari, Arezzo e la sua provincia: i luoghi, i siti, le opere
‘Un rapporto fortissimo e imprescindibile è quello che lega il Vasari alla sua terra natale che risulta ed emerge con chiara evidenza ripercorrendo le tante testimonianze della sua arte e della sua vita conservate in città e nell’aretino. Ad Arezzo Vasari nasce il 30 luglio 1511; qui si forma, qui ottiene la sua prima committenza e vuole comprare e decorare con passione la sua casa. È di Arezzo la fanciulla che il Maestro prende in moglie e ad Arezzo egli torna, tra un viaggio e l’altro, tra una “fuga” da Firenze e una nuova avventura. Così, seppure coinvolto in numerose imprese da parte di signori, prelati e ordini monastici in tutta la penisola, seppure legato fortemente alla corte medicea e alla Dominante, egli mostra di sentirsi profondamente aretino, tanto che nelle Vite individua, nella grande storia della pittura, una tradizione specifica legata a questa città, inserendo se stesso in una esaltata genealogia di pittori aretini. Le celebrazioni di Giorgio Vasari per i 500 anni dalla nascita non potevano dunque non prevedere, come primo fondamentale momento, come occasione straordinaria di conoscenza e di comprensione di questo artista - geniale intellettuale, protagonista assoluto del Cinquecento - un percorso di visita nei luoghi, nei ricordi e tra le opere aretine del Maestro: un’occasione che solo Arezzo può offrire per ripercorrere le diverse tappe della vita del Vasari, fuori dai bagliori della scena internazionale nella quale egli si mosse, accanto ai suoi ricordi più intensi. Finito quindi il cinquecentenario ad Arezzo rimane forte la presenza dell'artista legata ora come allora alla città ed alla provincia e, brevemente, si propongono alcuni itinerari’:

Il percorso cittadino comprende dunque il Museo Casa Vasari, la Chiesa della SS. Annunziata, il Museo d’Arte Medievale e Moderna, la Chiesa delle Sante Flora e Lucilla e il Museo Diocesano: luoghi ove sono conservate tracce di momenti importanti della vita dell’artista la sua residenza, l’archivio delle sue carte, le sue collezioni nonché opere fondamentali nel corpus pittorico del Maestro; quindi s’immerge nel tessuto urbano del capoluogo, a scoprire il Vasari architetto. Ad Arezzo Vasari si cimentò infatti come architetto per la prima volta, con la realizzazione del sostegno dell’organo nel Duomo, grande balcone aggettante sostenuto da quattro mensole e caratterizzato ancora da un forte michelangiolismo, e in terra d’Arezzo - parallelamente all’attività pittorica – è possibile ricostruire un interessante itinerario vasariano connesso proprio alle opere architettoniche. Vasari amò la pietra toscana, ma fu abile anche nel corrispondere alla passione del granduca per i marmi, le pietre dure e gli intarsi; fece un uso disinvolto dell’antico, dando vita a invenzioni tipologiche funzionalmente nuove.
La vela campanaria del Palazzo della Fraternita dei Laici, in Piazza Grande, è la sua seconda opera importante (1550), alla quale seguì nel 1554 la ristrutturazione del presbiterio del Duomo, ove fu impegnato nel disegno gli stalli del coro, intagliati in legno di noce da Giuliano di Baccio d’Agnolo, architetto e legnaiolo fiorentino, e da Simone Columbini, anch’egli fiorentino. Dell’ammodernamento invece della Badia delle Sante Flora e Lucilla in linea con il rinnovamento architettonico post Concilio di Trento e vicino ai modelli veneti di San Salvatore a Venezia e Santa Giustina a Padova - Vasari si occupa a intermittenza, dal 1565 al 1573, affiancato da Vincenzo Borghini. Il percorso architettonico si chiude con le Logge di Piazza Grande, ultima eccezionale opera lasciata da Vasari nella sua terra natia, per la cui costruzione i Rettori di Fraternita e il Consiglio generale cittadino inviarono in data 6 luglio 1570 la richiesta al Granduca Cosimo I a onore e comodo pubblico della città. Le Logge furono terminate nel 1593 dopo varie difficoltà e forse, con la loro monumentalità, ebbero anche l’intento di occultare le memorie ghibelline e nobilitare la piazza. Nel Museo di Casa Vasari è conservato il modello di legno in noce di due campate, che era stato proposto da Vasari nel 1572. A dire il vero, i rapporti tra la Fraternita e Giorgio Vasari continuarono anche dopo la morte del secondo: su progetto specifico dell’aretino per l’ente, nel 1699, i Rettori decisero di realizzare i lavori della facciata dell’edificio contiguo all’antico palazzotto, dietro la direzione dell’architetto granducale Francesco Landini. Quindi i dipinti. Il catalogo dei lavori pittorici lasciati dal Vasari nella sua terra natale si apre con la tavola di Cristo portato al sepolcro, realizzata per il cardinale Ippolito De Medici e ora a Casa Vasari. La produzione pittorica di Vasari è largamente testimoniata ad Arezzo, iniziando dalle opere giovanili improntate alla variegata e articolata prima maniera fiorentina, fino a quelle della maturità e dell’ultima fase, nelle quali fondamentale è stato l’intervento dei collaboratori, attivi anche nel grande cantiere di Palazzo Vecchio, come Jan van Straet detto lo Stradano, Battista Naldini, Francesco Morandini e Jacopo Zucchi. Sempre a Casa Vasari raro esempio d’abitazione d’artista rinascimentale perfettamente conservata e arredata è custodito anche il Giuda, dipinto realizzato dal Maestro durante il suo soggiorno veneziano, ma è tutto l’edificio a costituire un’opera d’arte vasariana. Acquistata in Borgo San Vito nel 1540, dopo il restauro, Vasari s’impegnò nelle ricchissime decorazioni, alle quali lavorò per molti anni, tra un viaggio e l’altro, secondo un preciso programma celebrativo dell’arte, degli artisti e di se stesso. Le sale del piano nobile affrescate anche con l’aiuto dei suoi allievi, prendono dunque il nome dalle medesime decorazioni: Sala della fama e delle arti, Sala del camino, Sala di Apollo e delle Muse. In quest’ultima si può ammirare un bell’affresco che ritrae la moglie, mentre nella Sala del camino la più importante della casa, con un ricchissimo soffitto con ottagono centrale a olio e pitture parietali su doppio registro, - è curiosa l’immagine dello stesso Pittore di spalle, mentre legge un libro vicino ad una finestra. Sono inoltre qui conservate, ancora, alcune delle opere d’arte originali che lo stesso artista aveva collezionato e menzionato nelle biografie delle Vite del 1568: la Venere in gesso dell’Ammannati o il Profilo dell’Imperatore Cesare Galba in terracotta del Sansovino. La Deposizione della Croce, grande tavola commissionatagli dalla Compagnia del Corpo di Cristo di Arezzo per il convento di San Domenico, si trova ora ad Arezzo nella Chiesa della Santissima Annunziata, mentre la cosiddetta Pala di San Rocco (realizzata per l'omonima Compagnia a corredo della chiesa distrutta nella seconda metà dell’Ottocento), ultimata da Vasari nel 1537 insieme ad un ciclo di affreschi (alcune figure di questi ultimi furono staccate e si trovano ora a Monte San Savino), e custodita al Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo, insieme al Convito di Ester e Assuero - enorme olio su tavola di cm. 280 x 712, destinato al refettorio del monastero benedettino della Badia di Santa Flora e Lucilla, e affascinante spaccato di storia del costume cinquecentesco. Sempre al Museo Statale si possono ammirare la Pala Camaiani, ricomposta solo nel 2010, e gli stendardi di San Rocco e della SS. Trinità. Al Museo Diocesano, oltre alle predelle della Pala di San Rocco, di grande interesse sono anche lo Stendardo della Compagnia di San Giovanni – con la Predica del Battista e il Battesimo di Cristo - e soprattutto lo stendardo con la Madonna della Misericordia, dipinto per la Fraternita dei Laici. È tornata infine nel suo assoluto splendore grazie ad un complesso e articolato restauro, appena ultimato, l’Assunzione e Incoronazione della Vergine (la cosiddetta Pala Albergotti) realizzata inizialmente per il fiorentino Filippo Salviati intorno al 1567, ma poi acquistata da Nerozzo Albergotti per l’altare della Pieve di Santa Maria: un complesso e monumentale insieme decorativo, un altare visibile da tutti i lati diversamente dall’idea originaria - arricchito da una grande cornice architettonica e con un numero di dipinti maggiore rispetto al progetto iniziale. Avvalendosi dell’aiuto del fiammingo Giovanni Stradano, furono aggiunte la tavole laterali, le storie della predella e ai lati la Resurrezione di Lazzaro e San Francesco che riceve le Stigmate. Al fiammingo si può attribuire anche il Cristo Risorto dello sportellino del tabernacolo, mentre grazie al restauro Daniela Galoppi ritiene autografi di Vasari i due tondi con La Carità e La Pazienza. Dopo Arezzo, il percorso prosegue nel territorio aretino.
Impossibile non recarsi a Cortona, ove Giorgio Vasari per volere di Cosimo I fu impegnato nel cantiere di Santa Maria Nuova e nel progetto il rinnovamento di Santa Maria della Querce a Lucignano; a Castiglion Fiorentino ove l’oratorio della Madonna della Consolazione viene ricondotto a Vasari, progettista certo del Tempio di Santo Stefano a Foiano. Stupefacente è infine il Monastero di Camaldoli ove, a partire dal 1537, in un periodo cupo per l’artista, privato della protezione Medicea e di nuove commesse, ebbe inizio per Vasari un sodalizio fortunato con i monaci camaldolesi. Qui, nella Chiesa dei Santi Donato e Ilariano, troviamo la tavola con la Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Gerolamo, la straordinaria Natività - che riscosse grande successo e per la quale molti eruditi composero lodi in versi latini - e la tavola dell’Altar Maggiore, che segna un importante momento evolutivo dello stile vasariano, arricchita com’è di nuove connotazioni cromatiche, più luminose e brillanti.

I luoghi, i siti, le opere

AREZZO
Casa Vasari
• Decorazione della casa (affreschi): Sala della Fama, Camera di Apollo e le Muse, Corridoio di Cerere, Camera di Abramo, Sala del Trionfo della Virtù con soffitto a cassetoni dipinti e medaglione centrale (olio su tavola)
• Cristo portato al sepolcro (olio su tavola)
• Giuda (olio su tavola)
Chiesa della Santissima Annunziata
• Deposizione dalla Croce (olio su tavola)
Chiesa della SS.Trinità
• Stendardo della Compagnia (olio su tela): Santissima Trinità tra i santi Donato, Francesco e Bernardo da Chiaravalle (recto)
Museo Statale d’Arte Medievale e Moderna
• Madonna con il Bambino e Santi Anna, Giuseppe, Donato, Sebastiano e Stefano (Pala di San Rocco - olio su tavola),
• Convito di Ester e Assuero, (olio su tavola)
• Stendardo della Compagnia di San Rocco (olio su tela): San Rocco (recto), San Rocco visita gli appestati (verso)
• Vergine in gloria tra i santi, (olio su tavola)
• Ritratto di Caterina Albergotti Camaiani, (olio su tavola)
• San Giovanni Battista, (olio su tavola)
• San Paolo (copia da Vasari di Angelo Ricci - olio su tavola)
• Gonfalone della Santissima Trinità (olio su tela): Abramo visitato da tre angeli (verso)
Museo Diocesano
predelle della Pala di San Rocco (olio su tavola) rappresentanti:
• Il profeta Gad propone a David a scelta tra tre castighi divini; Jahvè invia la pestilenza sul popolo d’Israele; David acquista da Aravna il terreno per costruire un altare.
• Stendardo della Compagnia di San Giovanni (olio su tela): Predica del Battista (recto), Battesimo di Cristo (verso)
• Madonna della Misericordia con i Santi Lorentino e Pergentino (olio su seta)
Chiesa delle Sante Flora e Lucilla
• Altare della famiglia Vasari proveniente dalla Pieve di Santa Maria Assunta e ricollocato nella Badia delle Sante Flora e Lucilla nel 1864. L’altare è composto da numerose tavole dipinte ad olio. Al centro campeggia La vocazione dei Santi Pietro e Andrea, cui si aggiungono le tavole laterali che raffigurano i Santi Giorgio, Donato e Stefano, Romualdo e Francesco corredate da tavole con storie e miracoli dei santi effigiati. Completano l’altare i ritratti del Vasari e della giovane moglie Niccolosa Bacci.
Sulla parete:
•Assunzione e Incoronazione della Vergine, corredata da storie di santi (Pala Albergotti - olio su tavola)
CAMALDOLI (POPPI)
- Monastero di Camaldoli, Chiesa dei Santi Donato e Ilariano
• Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Gerolamo (olio su tavola)
• Natività (olio su tavola)
• San Donato e Sant’Ilarione (olio su tavola)
• San Romualdo e San Benedetto (olio su tavola)
• Deposizione dalla croce (olio su tavola)
• Predella della Deposizione: Creazione di Adamo, Sacrificio di Abele, Cena degli Ebrei, Sacrificio di Isacco, Elia confortato da un angelo, Caduta della manna, Abramo e Melchisedec, Ultima cena, Miracolo del calice, Miracolosa resurrezione di un morto (tempera su tavola)
CASTIGLION FIORENTINO - Chiesa di San Francesco
• Madonna con il Bambino tra i santi Anna, Silvestro e Francesco (olio su tavola)
CORTONA - Oratorio del Gesù (Museo Diocesano)
• Affreschi di Giorgio Vasari e Cristofano Gherardi detto il Doceno: Sacrifici dell’Antico Testamento, Conversione di Saulo, Cristo al limbo, Trasfigurazione
MONTE SAN SAVINO - Chiesa di Sant’Agostino
• Assunzione della Vergine tra i santi Agostino e Romualdo (olio su tavola)
Chiesa di Santa Chiara
• Lacerti di affresco provenienti dalla distrutta Chiesa della Compagnia di San Rocco in Arezzo rappresentanti San Pietro, San Paolo, Profeta scrivente e Profeta Geremia.
In provincia importanti opere di architettura sono il Santuario di Santa Maria della Quercia a Lucignano e il Tempio di Santo Stefano alla Vittoria a Pozzo della Chiana (in prossimità dell’abitato di Foiano della Chiana).


Strumento prezioso per seguire e approfondire gli itinerari vasariani e di valorizzazione del grande patriomonio storico-artistico della città, è la guida edita da Skira e curata da Liletta Fornasari, voluta dai promotori delle celebrazioni: il Comune di Arezzo, con la Provincia di Arezzo, la Camera di Commercio di Arezzo, la Regione Toscana, la Soprintendenza per i BAPSAE di Arezzo.

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